Nov 15, 2014 - MemorieStoriche    No Comments

Nel blu…”stinto” di blu…..

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Oggi ho scambiato una camicia da un miliardo di dollari a mio marito.

No ok, non è una cosa così grave, non mi ha nemmeno detto nulla (forse perchè ha visto il sicero rammarico nei miei occhi per il misfatto). Però cavolo, un mese e 15 giorni che sto qui….e mi ero stra-convinta di essere pressappoco…”la perfezione”!

Sforno dolci a ripetizione, invento pietanze, gli ho stravolto casa rendendola più accogliente e tutte quelle cosette lì che tanto piacciono a noi donne….poi mi perdo per una (due…) macchia blu sul colletto immacolato firmato da Ferrè in persona??? E vaffanculo!

I fatti sono questi: si torna dal viaggio. Ci sono da fare tipo sedici lavatrici. Maritino scarta due maglioni suoi e la famigerata camicia: “amore, queste me le lavo io domani”. Maritino geloso dei suoi vestiti….Aveva un presagio? Dubitava? Sapeva che nel tempo libero assassino indumenti innocenti? Fatto sta…che avrei fatto bene ad ascoltare. E INVECE NO!

Che ti fa Irene il giorno seguente, incurante delle leggi di Murphy (ricorda che, se qualcosa può andar storto…lo farà!)? Lava le sue maglie di Alcott da 25 euro senza problemi, indi si lancia: “povero caro, torna dal lavoro e deve anche lavarsi le cose a mano? Madddddddai, ci penso io!!!”

PATATRAC!

Mi ritrovo con il ferro  in mano, pronta all’operazione stiraggio accurato, e la vedo. Slavata, irregolare…stampata sul colletto. Una macchia immonda!! Blu. Più o meno come doveva essere la mia faccia nello stesso istante.

Merda. Sono una pippa. O è una pippa Ferrè che non fa camicie indistruttibili. O ancora, la pippa è Armani che fa le maglie che scaricano colore. Le mie non fanno di questi scherzi [divagazione sul tema: addossa le tue colpe a qualcun altro!!!].

Fatto sta che, dopo essermi fatta una giusta mezz’ora di vergogna perchè sono la Bonera delle casalinghe, e un’altra mezz’ora perchè Maritino ha risolto il problema eliminando la macchia blu (che smacco!!!) ho deciso di consolarmi. Prenderla con filosofia. Fingere noncuranza.

SONO COSE CHE CAPITANO! Sono camicie difficili. Sono stilisti dispettosi. E’ tutto un disegno per indurci a comprarne altre. In realtà gliela volevo fare azzurro napoli per fargli una sorpresa. Il bianco quest’anno ha stancato.

Sono andata avanti a oltranza. Dai Nene, non puoi saper fare tutto! Ok, respiro profondo, mi rigetto nel vortice delle faccende di casa. Elaboro il pranzo più gustoso che ci sia. Apparecchio. Primo, secondo, contorno, dolce, caffè. Fenomeno io.

Maritino si alza per andare al lavoro. Va di là, si lava i denti, indossa il giubbotto. “Amore, vado al lavoro. Ho messo io la lavatrice”.

……………………………………………………..resto sempre UNA PIPPA!!!!!!

 

 

 

 

Set 27, 2014 - MemorieStoriche    No Comments

Ideologie confuse

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Allarmiamoci. Si riparla di femminismo. Aiuto.

Vedo già orde di nobildonne scendere in piazza agguerrite con cartelli e diti medi alzati a “rivendicare” parità, libertà, eccetera eccetera. Emma Watson ha parlato all’ONU. Chapeau Emma. Ma non condivido proprio tutto quello che sostieni tu.

Posso dire la mia (tanto la dico lo stesso)? Ovviamente con un auditorium leggarmente più contenuto rispetto al suo… 😛

Io…penso ci sia confusione.

Femminismo positivo: io, in quanto persona, porto avanti la convinzione di meritare rispetto, e la possibilità di avere un lavoro retribuito a norma di legge, di essere assunta anche se ho figli, solo in base alle mie reali capacità; di poter conciliare vita privata e impegni professionali. Esigo di poter esprimere il mio pensiero, di avere voce anche nelle questioni politiche e nel destino del mio paese. In quanto persona. Non in quanto donna. Le persone sono..persone. Tutte uguali. I diritti sono gli stessi a prescindere dal genotipo. Sono donna, ma posso fare le cose che fa un uomo senza sminuire la mia femminilità. Andare allo stadio, parlare di fuorigioco, cambiare una gomma se buco, imbiancare una parete, viaggiare per lavoro. Perchè c’è bisogno di rimarcare la propria indipendenza? E’ vero che qui si deve fare il doppio di quello che fa un uomo per essere apprezzate la metà, ma in fondo…non ci vuole poi molto! Se è così ok, sono una femminista.

Femminismo negativo: basato sull’idea che le donne debbano “unirsi” per difendersi dagli uomini, affermare la loro indipendenza nel mettere la minigonna, pretendere le quote rosa per avere una possibilità in politica (parliamoci chiaro…. sono di più gli uomini eletti alle alte cariche perchè…. sono di più quelli interessati alla materia). Io sono preoccupata dal gran numero di donne “vuote” che avanzano. E che si dichiarano femministe.

Penso invece che i peggiori misogini… siamo proprio noi.

Rivendichiamo la parità e l’indipendenza, ma non ci ispiriamo alle donne che hanno davvero contato qualcosa. Aspiriamo ad essere tante Canalis, più che tante Montalcini.

Se sono una mamma di famiglia e passo il mio tempo a scattarmi foto nel bagno di casa mia, pubblicandoli poi sui social con le frasi di Chuck Palahniuk (ve lo siete chieste almeno chi cazzo sia?)…. c’è qualcosa di profondamente sbagliato.

Se devo andare a far la spesa o a portare il mio bimbo a scuola e non posso esimermi dall’agghindarmi, con dubbio gusto, con abiti succinti e tacchi a spillo….probabilmente ho un complesso. Ho bisogno che mi si guardi e si dica “che donna”? Allora sono io che mi metto in una posizione di “inferiorità” rispetto all’uomo. Da sola.

Mi faceva sorridere notare che George Clooney alla fine non ha sposato la velina…ma l’avvocato. Che è una donna bellissima e con un gran cervello. “Con le palle”, direi.

Perchè non si possono conciliare entrambe le cose? Perchè non ci impegniamo tutte ad essere non solo esteticamente belle ma anche “con contenuto”? Perchè non coltivare la nostra personalità così come ci facciamo crescere le unghie?

Una donna autonoma, capace di fare tutto, in grado di sostenere una conversazione, ed anche curata nell’aspetto ovviamente, solo per se stessa, per la sua autostima e non per ottenere “latrati” quando cammina per strada…non è più bella di quelle “cafonazze” che si posizionano fuori ai bar imitando la peggio specie di uomini (ci manca solo che inizino a ruttare…)?

Io lascerei gli “-ismi” fuori… perchè rappresentano un’ estremizzare una corrente di pensiero, magari anche corretta di base…fino ai margini dell’esaltazione.

Siamo donne? Bene, viviamo la nostra vita senza dover ribadire che siamo donne continuamente….Come diceva la Thatcher, “se hai bisogno di dimostrarlo, vuol dire che non lo sei”.

E aggiungo io, “perchè io valgo” sta meglio sotto alla pubblicità di uno shampoo che sulle vostre foto con le labbra a culo di gallina mentre fate il gesto dell’ombrello.

Sapevatelo.

Set 24, 2014 - MemorieStoriche    No Comments

Storia di un grande amore

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Delicatissimo argomento. Molto futile per qualcuno….ho rimandato a lungo la “messa in posa” dei miei pensieri al riguardo, nel timore di apparire troppo… troppo.

IO SONO UNA TIFOSA. Ecco.

Io ho una passione. Mi incazzo quando la deridono/denigrano/declassano in qualsiasi modo.

Lo so che ci sono le cose più importanti, lo so che c’è la fame nel mondo e che “mia mamma all’età mia aveva tre figli e io faccio la pazza sui camioncini agghindati con le bandiere”.

Vorrei farvi capire (speranza vana?) che avere una cosa che ti fa entusiasmare non vuol dire non essere consapevoli del mondo.

Ma questo post non è destinato alla “giustificazione”. Le passioni non si giustificano.

Questo post è per me.

Perchè quando una cosa ti accompagna per  tutta la tua vita non ci stai a farti prendere in giro dal sotuttoiodelcazzo di turno (“ah, voi spendete i soldi e loro guadagnano milioni correndo dietro al pallone, poveri fessi”). Poi magari si alzano la notte per guardare la Ferrari ( là non ne girano soldi, noooo)….

Ma che vi rispondo a fare? Spendo soldi inutilmente? No, li spendo per vivermi le mie emozioni più semplici.

L’emozione dell’ingresso allo stadio, ad esempio. L’inno che parte e 40mila “di noi” che lo cantiamo all’unisono. Ti guardi intorno e ti senti parte di qualcosa di bello.

L’emozione delle grandi attese. Notte di Coppa Campioni, big match, finali di stagione… tanta roba.

L’emozione delle feste. Oh, organizziamo i camion, le magliette, gli striscioni. Raduno tutti in piazza, pronti, corteo, via.

L’emozione dei cori. Saperli tutti, cantarli tutti, sfottersi coi tifosi avversari… e in tutta onestà qualche “ooooh…merda” allo stadio l’ho gridato pure io….

L’amaro delle sconfitte. Di CERTE sconfitte soprattutto. I giocatori “mercenari”, alcuni Soloni del calcio che sputano maldicenze e che ti fanno venire “mangiglia” alle mani (oh, Zdenek, this is for you!). L’incubo di calciopoli.

I sacrifici per seguire la squadra. A chi lo racconti di aver fatto, insieme ad altri tre pazzi come te, 14 ore di intercity sporco e maleodorante per arrivare a Torino, seguire la partita, PERDERE malamente, dormire in una sottospecie di pensione perchè non avevamo trovato altro, e tornare a casa e subirsi pure gli sfottò?

Io sono sempre stata tifosa. Non ho memoria di una vita senza Juve. Il mio primo ricordo è di Totò Schillaci ai mondiali di Italia ’90. 5 anni di bambina, conoscevo la formazione a memoria.

Dal ’93 in poi è stata Del Piero-mania. “Sempre al tuo fianco”, un coro, una dichiarazione di intenti. Perchè quando hai un idolo, è per sempre. L’evoluzione di una carriera, le cadute, le battaglie vinte e perse.

Nel ’98 doveva esser finito. Quasi piangevo discutendo coi miei zii che no, non era vero.

Nel 2006 (cavolo, ancora qui…), durante quella galoppata verso la porta tedesca, anche i miei muscoli erano tesi quanto i suoi, il fiato sospeso fino a quando Gilardino non gli ha dato palla. Tiro, Gol, Finale.

Berlino, 9 luglio. tirava il quarto rigore. Sofferenza doppia quando è il tuo beniamino sul dischetto. “Se sbaglia lo massacreranno, come agli europei 2000”. Non ha sbagliato.

2010. “Finalmente ti incontro”. Tortora – Bologna in camion. Bologna – Vinovo in auto. Aspetto per ore. Ma non delude mai i suoi tifosi. Non ci sono parole.

13 maggio 2012. Il momento che vorrei saper descrivere, ma mi rendo conto che mi mancano le capacità. Rinnovi non ce ne sono stati, siamo all’ultima partita. Sta per finire tutto. Siamo in piazza, pronti per festeggiare lo scudetto del riscatto. La fine del purgatorio. Dal maxischermo non ci aspettiamo nulla di che, è già matematicamente fatta. Poi Giaccherini gli passa la palla, Del Piero, Del Piero, tiro, reteeeee!

Il tuo gol all’ultima giornata, all’ultima partita nel “tuo” stadio, nella tua ultima stagione in bianconero. E’ il delirio. Ricordo che qualcuno ha detto “mò viene giù, quello stadio nuovo”.

Poi, il mister ti sostituisce. Lentamente esci, poi dai vita a quella giostra di saluti, prima dal tuo posto, poi facendo un lunghissimo giro di campo in quei dieci minuti irripetibili.

Io piango senza ritegno. Sta sfilando a bordocampo un pezzo, se vogliamo, anche della mia vita. Sono incredula, un po’ come quando stai salutando una persona cara che se ne va dall’altra parte del mondo. Piango, dicevo.

Ma sono in buona compagnia. Gli ultrà presenti allo stadio. Le persone pronte a festeggiare insieme a me. Omaccioni con gli occhi lucidi e le guance rosse. Perfino mio padre è emozionato. Silenzio allo stadio, silenzio nel nostro bar. Roba mai vissuta prima. Il tuo momento perfetto, Capitano.  “Nessun colore per me avrà tinte più forti del bianco e del nero”. Nemmeno per me.

Ora ditemi se anche voi avete avuto la fortuna di appassionarvi a qualcosa, ad uno sport, ad una disciplina, ad una qualsiasi materia che vi abbia fatto vibrare pezzi di anima come succede a me.

Chi dirà di si…. è fortunato.

Chi dirà di no…beh, continuerà a pensare “è solo calcio”… e mi dispiace per lui…..

One Love.

 

Set 4, 2014 - MemorieStoriche    1 Comment

Le cose che voglio per me

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Odio dire “non ho tempo”. Odio le persone che vanno sempre di corsa e che, quando ti degnano di un minuto di conversazione, ti fanno sentire l’ansia della loro fretta.

Io mi rifiuto di essere così. State sciolti, tutti voi, correte così tanto che non notate più nulla di quello che abbiamo intorno. L’epoca del pranzo in piedi, della camminata veloce con l’occhio incollato al cellulare, della vita scandita dai promemoria. Ripeto, IO MI RIFIUTO.

Ecco il mio proposito di fine estate: non intendo iscrivermi in palestra, né mangiare meglio, e nemmeno prendermi un cane.  Queste cose mi sono impossibili da mantenere, inutile che mi racconti cazzate da sola! No, punto a cose più semplici: io questo autunno/inverno voglio ANDARE CON CALMA.

Non lasciarmi pressare da chi si aspetta qualcosa da me.

Non uscire correndo la mattina mentre ancora sto masticando il cornetto senza rendermi conto nemmeno se ci sia il sole o no.

Non tralasciare le cose che mi fanno stare bene. Leggere il mio libro, fosse anche solo una pagina a sera, tenere l’ mp3 in borsa sempre carico, avere il tempo per sentire gli amici.

Fare poca vita “mondana” e godermi casa e marito.

Scrivere senza abbreviare il “ch” con “k”, tanto non risparmio che mezza frazione di secondo.

Uscire con la mia reflex per fotografare i paesaggi.

Non lasciarmi avvilire da orari, agenda, appuntamenti. Si arrangino tutti!!!

Chi l’ha detto che devo lasciarmi fagocitare da questo moderno modello di vita “fast”?

Sono una sognatrice, lo so. Facile adesso progettare la prima colazione accomodata in balcone, con gli uccellini che cinguettano e le farfalle che si posano sul mio vassoio ed io che osservo le forme delle nuvole per vedere cosa mi ricordano.

Poi verranno le mattine invernali in cui il buongiorno me lo dà solo il mio malumore… ma ci penserò al momento.

Intanto, Irene, ricordati la sensazione che provi quando sei a contatto con qualche superdonna esaurita che ti elenca come, in una mezza giornata, riesca a pulire tutta casa, sistemare i figli, stirare, cucinare per l’intera settimana, completare le pratiche di lavoro e ricamare bavaglini per i bimbi di tutto il vicinato…..Ecco si, quella domanda che ti sorge sempre…. “e il tempo per CAMPA’, QUESTA, QUANDO LO TROVA?”

Da:  La lista del “TipoDiPersonaCheNonVoglioDiventare” . MEMENTO!

Ago 1, 2014 - MemorieStoriche    No Comments

Pause – Play

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Apri il tuo piccolo blog. Personale, intimo… un “Pensatoio” con accesso libero. Frequentato “poco e bene”. La tua valvola di sfogo, la possibilità che ti dai di esprimerti senza filtro, il link da cliccare nei momenti in cui ti senti meno “tu”. Ci pensi su per settimane, lo crei, ti ci affezioni.

Poi ti accade “qualcosa”… entri nel periodo più caotico della tua vita, hai un’agenda così fitta che manco Obama in campagna elettorale, sei sopraffatta, non hai tempo per farti le sopracciglia figuriamoci per scrivere. Ti manca, ma… “oggi non è cosa, magari domani”.

Preparativi, lavoro, Matrimonio (ne parlerò in un altro post), tutto va alla grande. Parti per il tuo viaggio da sogno.

E poi, una notte su un aereo, in chissà quale punto imprecisato tra Las Vegas e Orlando, mentre osservi tuo marito addormentato sul sedile accanto al tuo, vagabondando distrattamente nel mare di pensieri felici di quei giorni, ti rendi conto che ti sei portata un solo libro da leggere, finito durante il primo volo intercontinentale, e non hai nulla da fare in quelle 4 ore…e ti ricordi del tuo piccolo spazio lasciato “incolto” per tante settimane.

Adesso me ne pento! Quanto vorrei aver tardato altri 5 minuti prima di dormire (“ruttu pi ruttu”….) per buttare giù due righe su quello che mi accadeva, quello che sentivo, quello che mi innervosiva. Certo, potrei farlo anche adesso, ma volete mettere un racconto sugli isterismi della sposa stressata scritto di getto con un resoconto “annebbiato” da un mese di luna di miele??? Non si po’ fa!

Anche perchè adesso ovviamente sono miss-vita-tutta-rosa…. invece l’ultimo giorno di lavoro prima del matrimonio, con l’esaurimento al livello Super Sayan, gli appuntamenti con estetista, parrucchiera e tutto il resto dell’ambaradan… oh, avrei potuto scrivere un poema epico pazzesco sulle fatiche dell’essere sposa e invece…nada! 

E così, alla vigilia del “ritorno alla normalità”… nel senso che domani dopo un mese si rimette piede in ufficio…. sono qui a promettermi che no, mai più lascerò che la pigrizia oltre che fisica mi diventi anche “mentale”…. perchè adesso avrei dovuto avere i “meravigliosi racconti di tutte le importantissime quisquilie”… e mi ritrovo invece una mente vuota, frustata dal jet lag e decisamente vagabonda!

Anyway… Nene is back!  E questo è un post #scaldiamoimotori

 

Apr 24, 2014 - MemorieStoriche    No Comments

Come quando sei felice

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A 4 anni la felicità non è un concetto ben chiaro. Mia nonna costruiva per me e mia sorella delle fantastiche capanne sul suo balcone, fatte di sedie, ringhiera e le vecchie coperte a quadrettoni di mille colori fatte a mano.  Ci nascondevano là dentro, e vivevamo pomeriggi interi immaginando di essere le guerriere Sailor, oppure le protagoniste di “Piccole Donne” (si lo so, roba poco attinente l’una con l’altra ma…. la fantasia non sta a selezionare molto!!). Udite udite, da nonna era consentita la nutella SENZA PANE! Verso le 16.00 entrava nel nostro territorio con l’amato barattolo e i cucchiaini. Tornavamo a casa e mamma ci chiedeva della merenda: si si, ci ha pensato nonna, tutto a posto. Tutto perfettamente a posto!!! Era felicità e non lo sapevo.

A 8 anni la felicità era il mercoledì sera, papà che tornava a casa col nuovo numero di Topolino per me. Era la moto elettrica tanto desiderata che ho trovato in giardino il giorno del mio compleanno (no, niente bambole…motociclette!!!). Mamma che ci preparava le patatine fritte, e ci aspettava all’ombra di un albero di fico mentre facevamo gli allenamenti di pattinaggio sotto al sole, facendo centrini all’uncinetto. Spesso si facevano picnic in montagna…. La felicità era rustica all’epoca.

A 13 anni la felicità era quel fagottino appena nato che sconvolgeva la nostra vita. Ci avevo sperato per anni, nell’arrivo di un fratellino, e come tutte le cose più belle, era piovuto inaspettato quando ormai non ci pensavo quasi più. Era, come dire? Felicità inattesa.

A 17 sei felice a tratti…. nel pieno vortice dei tuoi ormoni che un giorno ti fanno sentire al Top del Mondo e quello dopo  la sorella (ancora più brutta) di Crudelia De Mon. Però hai gli amici, hai il gruppo, e del gruppo fai la tua forza. Non ti aspetti che le amicizie possano cambiare, o finire, credi ciecamente che quelle persone saranno sempre con te, come in quel momento, come se nulla possa spezzare il vostro legame. A 17 anni la felicità è…. molto labile.

Dopo il diploma accade, a molte persone (e io sono tra queste), che il processo di crescita si completi rapidamente. Di colpo non sei più adolescente, di colpo ti trovi a far fronte a nuove responsabilità, vivere fuori casa, gestire i soldi, accettare che la vita di prima lentamente cambi. I fili affettivi si indeboliscono, salvo quel piccolo numero di amici che, incredibilmente, davvero riuscirai a non perdere. In questa fase ( la fase della Cripta Universitaria) la felicità spesso è un miraggio. Ti senti schiacciata da tutte queste cose, senti che devi trovare la tua strada ma non sai come si faccia, conosci la solitudine….cresci. E alla fine tutti i momenti, tutti, saranno stati importanti: perchè ad un certo punto ne sarai fuori, senza sapere come.

Ripenserai allo smarrimento del primo giorno in facoltà. Al senso di fallimento il giorno in cui hai preso 23 ad un esame (chemmerdaaaa!!!.), dopo anni di liceo a voti brillanti. A quella telefonata dei tuoi genitori che ti comunicano una notizia tragica e tu sei sola nella tua singola in affitto e rimani lì due ore a fissare una finestra, per poi realizzare che devi prendere un treno e tornare giù.  Alle volte in cui i viaggi sono stati difficili, alle decisioni da prendere, al primo giorno di tirocinio e a quello di tesi. Ripenserai alle notti con la testa tra le mani e lo schermo del pc davanti, testimone di tutte le tue difficoltà.

Però ripenserai anche a tutte le cose belle che ci sono state. Alle persone ancora vicine. Alla famiglia.

A 28 anni la felicità è questa:  progetti che si realizzano. Traguardi tagliati con fatica e sudore. Un pomeriggio tutto per te in cui puoi mangiare gelato in giardino e leggere senza interferenze. I bacini “bavosi” dei tuoi nipotini. Tuo fratello che fa goal e vince il campionato con la sua squadra. 

Momenti con le persone che ami. Tutto qui.

Questo post mi ha preso troppo spazio….. chiudo con una frase della mia amata Meredith Grey:

“E un giorno ti accorgi che la favola è leggermente diversa da come l’avevi sognata. Il castello beh, potrebbe non essere un castello. E non è tanto importante che la felicità sia eterna, ma che si possa essere felici al momento. Perché una volta ogni tanto, una volta può capitare che le persone ti sorprendano. Una volta ogni tanto le persone possono anche toglierti il fiato”.

 

Apr 19, 2014 - MemorieStoriche    No Comments

La Religione dei Mediocri

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“L’invidia è la religione dei mediocri. Li consola, risponde alle inquietudini che li divorano e, in ultima istanza, imputridisce le loro anime e consente di giustificare la loro grettezza e la loro avidità fino a credere che siano virtù e che le porte del cielo si spalancheranno solo per gli infelici come loro, che attraversano la vita senza lasciare altra traccia se non i loro sleali tentativi di sminuire gli altri e di escludere, e se possibile distruggere, chi, per il semplice fatto di esistere e di essere ciò che è, mette in risalto la loro povertà di spirito, di mente e di fegato. Fortunato colui al quale latrano i cretini, perché la sua anima non apparterrà mai a loro. ” [dal libro “Il gioco dell’Angelo].

La bellezza di questo passo di Carlos Ruiz Zafòn. La verità di queste parole. Il disprezzo che traspare verso la peggiore specie di razza umana: quella dei “lividi” a causa di uno strano meccanismo interiore, che li porta a soffrire quando vedono l’altra gente essere felice, stare bene, vivere.

Personalmente non ritengo di appartenere alla popolata classe di quellichesisentonosempreinvidiati. No.

Ma mi piace osservare. Mi piace riflettere su come, in alcune persone, risulti impossibile camuffare (e ci provano, oh se ci provano!) l’occhio geloso che cade sulle vite altrui.

Questa cosa, a pensarci bene, è spaventosa.

Un conto è il normale “beato lui/lei/loro” guardando magari in tv qualche calciatore, o attrice famosa con la loro esistenza sbrilluccicante (opinabile anche questo), a nessuno farebbe schifo il conto in banca di Briatore.

Quello che turba le mie riflessioni è cogliere, in molti soggetti, invidia per le cose “normali” della vita di una persona: invidia per chi raggiunge un traguardo, invidia per la serenità, invidia per la normalità. Ed invidia per ogni oggetto materiale (ah, tu ti puoi permettere il cellulare nuovo).

Che tempi vuoti. Che tristezza. Sembro la mia trisavola a parlare così, ma il mio pensiero è davvero questo. Siamo andati oltre il consumismo, viaggiamo sui livelli dell’ostentazione pura…anche di cose fuori dalle nostre possibilità….per dimostrare che “io posso, io ho, io sono!!!”.

Il compagno fidato dell’invidia poi, sapete chi è? il MALAUGURIO. Eh si.

“Hai avuto questa cosa bella? Ah, tanto prima o poi la ruota gira e ti troverai con la faccia nel fango, e io riderò”. Conosco persone che fanno seriamente questo pensiero. Una sorta di “tecnica di consolazione”. Per la propria miseria morale. Per la difficoltà di provare sentimenti sinceri. Per sensi di inferiorità mai ammessi, nemmeno (soprattutto) a se stessi.

Io suggerisco una sola cosa: visto che tutto ciò…fa male al fegato…non sarebbe meglio una SANA INDIFFERENZA? Meno sangue amaro e magari una vita più felice?

#Mistero

 

 

Apr 11, 2014 - MemorieStoriche    1 Comment

Un passo alla volta

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“Fare le cose da sola”. Uno stile di vita, un modo di essere e di pensare. Il rifiuto di “aver bisogno” di appoggiarmi a qualcuno nell’affrontare i quotidiani gradini della vita di una persona normale. Alti, bassi, sconnessi, non a livello…

Ognuno ha la sfera emotiva che si permette di avere. Ed anche la “banalità” dell’affrontare un qualche tipo di esperienza, come un viaggio in aereo, diventa un momento altamente introspettivo per quelli come me…quelli del tutto-o-nulla.

Niente mezze misure, niente colori attenuati.

Paura? Paura fino in fondo. Mi ci sono rotolata per anni, nella fifa del volo. Poi ho detto “mòbbasta”. La vinco. La vinco fino in fondo. Non voglio nessuno vicino a me per fare questa cosa.

Ho passato un pomeriggio di “attesa del volo”  lungo, a tratti angosciante e stancante perfino fisicamente.

Poi ho preso il mio bel treno, sono arrivata all’aeroporto di Lamezia, ho imitato quello che facevano gli altri fingendo una disinvoltura che non avevo affatto. Mi metto in fila, controlli, verifiche, imbarco, allaccio le cinture.

“Volo solo per te, California”….

Ed ho volato. Fine della storia. La gente prende aerei tutti i giorni, mi dicevo, perchè devo lasciarmi vincolare da una trappola creata dalla mia psiche?

Ho osservato tutto, certo. Una mente scientifica non può fare diversamente, è la sua natura. Ogni suono, ogni movimento del personale di bordo, la scioltezza dei “volatori abituali” come li avevo soprannominati.

Ho lasciato che la cascata emotiva facesse il suo corso completo. L’ansia del “prima”, la preoccupazione a bordo, quel pizzico di “sana vergogna” che mi ha impedito di mostrare indecorose scene di panico….. poi il respiro di sollievo, il respiro più profondo della mia vita, quando la voce tranquillizzante del Pilota ha detto ” entro quindici minuti atterreremo a Bologna”…. per arrivare alla meraviglia finale, l’aereo che plana nella mezzanotte bolognese, e sulla virata.. nessuna paura di sbirciare fuori, le luci della città sempre più vicine e rassicuranti, ed io che mi congratulo con me stessa perchè “anche questa è fatta”!

Per un’altra persona, per milioni di altre persone, tutto questo è “nella norma”. Per me, è stata una lotta, una sfida a quel lato irrazionale del mio cervello che rifiuta le cose su cui non può avere controllo.

“Volo solo per te, California”. E volo un po’ anche per me…..

Un piccolo grande passo è stato fatto. Una paura in meno. Avanti la prossima….

Mar 24, 2014 - MemorieStoriche    No Comments

Quei candidi vaffanculo liberatori

La virtù dei forti non è la pazienza. Manco per niente! La pazienza è un dono, riservato a quelli con un carattere saldo, stabile, tranquillo e accondiscendente.

E’ la strafottenza la vera forza! Quella che ti rende immune ai piagnistei altrui, alle malignità, a quei picchi aciduli di invidia contornati da “beata te!” bisbigliati, unti e maligni. La strafottenza è il mio target!

Ma vogliamo parlare di chi non ha nessuna delle due?

Noi siamo fottuti????

Voglio dire, quando ci sarà un giorno del giudizio per le persone che, nella vita, di professione fanno I FASTIDIOSI???

Perchè io mi rendo conto che, ok, molta gente mi sta sulle palle, qualcuno da sempre, altri si sono aggiunti via via, ma… io non sono colpevole. Io le evito queste moltitudini! Giro al largo, vivo felice e beata e non me ne preoccupo.

Allora…… perchè devono venire a sfrantecare…. il mio umore?

Premesso che io sono una di quelli convinti che il danno, per tutti noi, sia stato l’accesso esponenziale ai social network e, in generale, al web. Tutti ci sentiamo in dovere di esporre quello che mangiamo, dove andiamo, cosa indossiamo, i figli che facciamo, le nostre liti, i nostri successi. Foto dei funerali a cui partecipiamo. Addirittura vedo madri che pubblicano pure il termometro con le linee di febbre del povero pargoletto ammalato. Tra un po’ ci mostreranno anche quanta cacca fanno nel pannolino! Da pigliare a PACCARI proprio! Cmq…ne ho già ampiamente parlato.

Quello su cui non avevo riflettuto è che, effettivamente, ormai dobbiamo essere per forza raggiungibili e…RAGGIUNTI!

Cioè, uno non ti può ignorare in santa pace!!!

Perchè sanno quando ti colleghi, quando visualizzi, quando dormi, è un monitoraggio continuo! E questo è il mio incubo!

Quanto era bello l’ “invisibile” di Messenger…… quando potevo farmi i cacchi miei senza l’incubo dello stalker di turno! Bei tempi davvero!

Quando non si veniva tartassati da foto, audio e video cretini ad ogni istante!

Quando i messaggi si pagavano e quindi se ne limitava l’uso!

Adesso devi litigare con la gente per l’ “online” su whatsApp. Ah ma ci sei, ah ma quindi hai letto, ah ma non rispondi. “Scusa, sto lavorando/dormendo/mangiando/vivendo”.

Adesso devi diventare “gelosa” per forza. Perché anche se tu non te lo sogni nemmeno di mandare messaggi ai fidanzati/mariti/compagni delle altre donzelle, c’è chi non si pone questo limite col tuo, di uomo. E quindi giù a tutte le ore con “Ehi caro, ciao che fai, come stai, dove sei,che ore sono,che succede,che si dice, allora ci si vede…..” Ma scusa, senti proprio il bisogno di queste conversazioni? Ti sei chiesta se è opportuno??? Se è GRADITO???

Ecco, a tutti voi che assillate la gente…….VAFFANCULO!

A tutte le donne scorrette, VAFFANCULO!

Agli spioni, VAFFANCULO!

una volta per tutte!

Mar 10, 2014 - MemorieStoriche    No Comments

Punti di vista

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“Che fai l’otto?” è da almeno dieci anni una delle domande più irritanti che mi si possa rivolgere….

Che cavolo vuoi che faccia? Che mi metta un abitino sbrilluccicoso e passi la serata  a dimenarmi al suono di latinoamericano in qualche pub zeppo di “frustrate in libera uscita”? No, grazie.

No, perchè se voglio uscire e, malauguratamente, fare la ragazzina con qualche amica posso andarci in una qualsiasi delle 365 sere dell’anno, anzi farlo in un giorno di Memoria di un evento così drammatico……sembra oltremodo oltraggioso!

No, perchè la Donna non si festeggia una volta all’anno, quello è il compleanno. O sono l’unica a sentirsi Donna anche oggi, domani, dopodomani?

No, perchè….sono avvilita. Anni e anni di lotte, di femminismo estremo, di proclami e richieste di parità, indipendenza, diritto al lavoro, alle quota rosa, fucsia, glicine e corallo…eppure nel 2014 cosa abbiamo ottenuto? Abbiamo ancora bisogno di una data per sentirci importanti? E come la passiamo? A guardare uno spogliarellista in mutande su un tavolo…. non ho capito un cazzo io del femminismo allora.

Però ci ho pensato. Seriamente. Mi sono chiesta perchè, se tutte siamo donne,  abbiamo punti di vista così differenti. C’è chi “eh ma si, una serata così, ogni tanto, per evadere”, poi quelle del “stasera arrivutamu tuttu”, le tranquille in pizzeria, le trasgressive al night club….e io, a casa con il parentame.

Perchè? Diciamo….. “indole caratteriale”.

8 marzo: Cosa ho fatto insomma? Ho vissuto la mia vita di sempre.

Il mio amore mi ha mandato un messaggio al risveglio, come tutte le mattine. Niente mimosa??? Chissenefrega… Per tutto quello che mi da, che fa di me una Donna serena, consapevole delle sue forze e delle sue debolezze, di essere amata per quello che è e non per quello che fa, o indossa, o mette in mostra. Mi posso lamentare per un mazzolino? (che, se avesse avuto la possibilità fisica, sarebbe comunque arrivato anche se io, coi fiori….proprio zero!!! XD)

Ho preparato la festa per il compleanno di mio fratello. Una giornata in cucina per le persone che amo…. per me, è gioia.

Gioia immensa di Essere Zia, quindi addetta ai giochi, alle sorprese, al canto delle ninne nanne sceme, all’organizzazione di feste a tema, cacce al tesoro e alle ricerche delle cose più improbabili (canguri giocattolo, ecc…)

Gioia di essere sorella, cacacazzi ma premurosa. Di essere figlia, nevrotica ma “di aiuto”, di essere nipote, cugina, madrina, cognata, amica, donna che lavora, futura sposa, tifosa accanita, lettrice impenitente…..

Troppe cose per una persona sola 🙂

Non ho tempo per lo spogliarello.  Non ho tempo di sentire il bisogno di evadere. Ho tempo solo per le persone che amo, e per le cose che mi piace fare. Rilassarmi a casa, da sola o con la family dopo il lavoro, sentire le amiche, e soprattutto  stare al mio posto senza invadere mai le sfere altrui… essere donna è anche avere la capacità di capire dove si esagera, nelle parole, nei gesti, nei modi di porsi.

Parlavo di punti di vista….questo è il mio!

 

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